Consorzio Italiano Detox
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Mercoledì 25 febbraio 2026 al Museo del Tessuto di Prato si è svolta l’assemblea annuale di Consorzio Detox, alla presenza delle aziende socie, dei partner di CID e di soggetti che collaborano con il Consorzio su progetti di sostenibilità della filiera tessile.
Oltre a temi più tecnici riguardanti la gestione della sostenibilità lungo l’intera filiera tessile, Consorzio Detox – che nel 2026 festeggia 10 anni di attività – ha ribadito il proprio impegno per continuare a investire sul tema della formazione di giovani designer e imprenditori tessili del futuro.
In particolare, gli sforzi del CID si concentreranno su progetti rivolti alla sensibilizzazione delle nuove generazioni, sulla scia di quanto già fatto in passato attraverso collaborazioni con IED Istituto Europeo di Design e Accademia Costume & Moda.

Nell’intervento di Andrea Nardi, Academic Coordinator Fashion School di IED, e Francesca Lavelli, Marketing Manager di Filati Biagioli, azienda aderente al CID, è stato presentato il progetto di collaborazione che ha visto ancora una volta IED e Detox insieme sui temi di promozione e valorizzazione della sostenibilità nei prodotti tessili.
Questo nuovo percorso di collaborazione con gli studenti segue The time is now!, progetto di moda sostenibile realizzato grazie alla collaborazione tra alcune aziende aderenti al CID, gli studenti designer di IED e Greenpeace Italia.
L’obiettivo del nuovo progetto condiviso tra IED e Biagioli Modesto è stato ripensare gli strumenti principali delle aziende, come le cartelle colori, in modo più eco-compatibile e sostenibile, utilizzando la creatività e le idee degli studenti. Il progetto ha incluso anche un’analisi completa della comunicazione aziendale sui social media e sul sito web.
“La collaborazione con gli studenti e le studentesse – ha ricordato Andrea Cavicchi, presidente del Consorzio Detox – ancora una volta, evidenzia come per i giovani il “greenwashing” e l’uso di affermazioni generiche come “100% sostenibile” nelle promozioni aziendali siano aspetti da eliminare completamente”.

Nell’intervento successivo, Lucrezia Palma, Sustainability Specialist di 3BX Natura (azienda Nature Tech che si occupa di natura e biodiversità), ha presentato i servizi di 3BX che mirano a fornire un assessment scientifico e oggettivo dello stato di salute di un sito produttivo o aziendale, con l’obiettivo di supportare le aziende con dati scientifici per evitare il greenwashing.
La direttiva europea sul greenwashing diventerà infatti obbligatoria da settembre 2026, con la finalità di prevenire pratiche scorrette come l’inganno del consumatore e le affermazioni generiche non giustificate. Le sanzioni colpiranno sia il greenwashing intenzionale sia i green claim involontari, specialmente le asserzioni generiche (“amico dell’ambiente”) e gli impegni futuri senza una roadmap definita.

Nell’intervento di Sinerbit, Digital agency di Prato che ha sviluppato il nuovo sito web del Consorzio, è stato illustrato come la tecnologia headless per siti web possa essere più sostenibile, attraverso una strategia di sviluppo che riduce il codice, le API e, di conseguenza, il consumo energetico del sito web.
Il nuovo sito CID è stato sviluppato con la tecnologia Headless, che separa il backend (database e CMS) dal frontend (ciò che vede l’utente). Una tecnologia che offre vantaggi in termini di prestazioni, scalabilità, sicurezza e, soprattutto, riduce le emissioni di CO2 e i consumi energetici rispetto ai siti web tradizionali.

Un altro tema presentato durante l’assemblea è stata la campagna “Inside Out” lanciata da C.L.A.S.S, iniziativa culturale e sociale promossa nel novembre 2025 insieme a diversi attori del settore, tra cui Confindustria Moda, Confartigianato Moda e Comune di Milano, con il patrocinio dello stesso Consorzio Detox. A presentarlo, Giusy Bettoni founder di C.L.A.S.S.
La campagna mira a evidenziare i valori interni della filiera produttiva tessile promuovendo la qualità e l’affidabilità del settore tessile, insieme alla creazione di una percezione positiva da parte del consumatore lungo tutta la supply chain, fino al prodotto finale. Una campagna che mira a valorizzare il rispetto dell’etica italiana in tutto il settore moda.

Nell’intervento di Elisa Gavazza di ZDHC è stato presentato un aggiornamento sulla Supplier Roadmap to Zero: le linee guida complete sulle best practices nella gestione sostenibile delle sostanze chimiche.
Con la digitalizzazione dei contenuti è infatti stato sviluppato l’assessment Supplier to Zero versione 2.0, che sarà attivo da giugno 2026. Sebbene non ci siano cambiamenti radicali nei requisiti (la roadmap), la modalità con cui l’implementazione della gestione sostenibile delle sostanze chimiche sarà verificata subirà una modifica sostanziale. L’assessment V2.0 si concentra infatti su Input (formulazioni chimiche e materie prime), Process (lavorazione con le formulazioni chimiche) e Output (emissioni e acque di scarico).
In particolare, i livelli di verifica per l’implementazione del Supplier to Zero si concentreranno sulle performance (base, intermedio, avanzato) anziché sui livelli precedenti (foundational, progressive, aspirational). Sono previsti quattro tipi di assessment: self-assessment, verifica desktop, assessment accettato dai brand approvati e verifica di parte terza. L’assessment di parte terza copre automaticamente tutti gli altri livelli.

Riccardo Dall’Anese chemical General Chemistry Manager di TIL – Test & Innovation Lab ha illustrato l’impatto delle nuove restrizioni sui PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) a livello globale che, anche a causa della loro estrema diffusione nella filiera tessile rendono la loro eliminazione rapida piuttosto difficile.
Il mercato americano ha introdotto la verifica del fluoro totale, portando a sfide analitiche e gestionali, con un recente controtrend nei risultati. A livello europeo, invece, la Danimarca ha normato la restrizione sul fluoro totale già a luglio 2025). I regolamenti europei (REACH e POP) vietano specifiche classi di PFAS, con un focus sulle sostanze C9-C14 e sugli acidi C6.
La proposta di Restrizione REACH sui PFAS e il nuovo Regolamento francese prevede limiti molto stretti: 25 PPB per i PFAS monitorabili e 250 PPB per la somma di tutti i PFAS inclusi i precursori, oltre a 50 mg/kg di fluoro totale. Una deroga di 13 anni e mezzo per i materiali riciclati è stata inserita nella fase di valutazione normativa. Il regolamento francese (Legge 2025-188) è entrato in vigore il 1° gennaio 2026, con limiti simili a quelli proposti dalla futura restrizione REACH e l’inclusione di qualsiasi PFAS misurabile, secondo la definizione OCDE, anticipando di fatto la futura normativa europea e creando una situazione estremamente delicata per le aziende.

La combinazione di questa nuova normativa francese e dell’aggiornamento analitico del metodo di prova sta avendo un fortissimo impatto sulle richieste dei capitolati di tutti i brand a livello mondiale e sulla conformità normativa in ambito PFAS. Inoltre la legge francese contiene elementi da chiarire che al momento ne rendono difficoltosa l’applicazione al materiale riciclato e alla merce in stock in magazzino che renderanno necessari chiarimenti.
A tal proposito vengono presentati alcuni risultati dello studio portato avanti da TIL che analizza le implicazioni tecniche dell’introduzione del metodo di prova, valutando la conformità rispetto ai limiti della restrizione REACH e della legge francese. L’indagine ha coperto un ampio spettro di matrici, includendo materiali vergini (tessili e pellami) e materiali da riciclo quali maglieria in pura lana e misto lana/nylon, filati cardati, cotone open-end e poliestere riciclato. Lo studio ha fatto emergere criticità nel comparto del riciclo laniero e nello specifico, il filato cardato registra un tasso di non conformità (“Fail”) del 70% rispetto ai limiti francesi (250 µg/kg somma PFAS), evidenziando come i precursori degradati dai vecchi trattamenti rendano tecnicamente impossibile la conformità per la maggior parte della produzione rigenerata. Evidenziati anche problemi per la conformità alle attuali restrizioni REACH.
L’assemblea del Consorzio è stata anche l’occasione per annunciare la firma del nuovo Protocollo sul Cardato Riciclato con varie associazioni, tra cui Astri, Confindustria Toscana Nord (in particolare la sua sezione Sistema moda), CNA Toscana Centro, Confartigianato Imprese Prato e associazione Cardato Riciclato Pratese.
L’obiettivo di questo rinnovo del protocollo, firmato una prima volta nel 2019, è coordinare la promozione e l’analisi sull’uso del cardato riciclato. In particolare, il protocollo promuove concretamente l’economia circolare con progetti e azioni per ridurre gli sprechi nelle lavorazioni tessili e per favorire l’adozione di normative che favoriscano il recupero, riuso e riciclo dei materiali tessili sia pre-consumo (gli scarti delle stesse lavorazioni tessili) che post-consumo (gli abiti usati).
Al termine dell’assemblea i partecipanti hanno poi partecipato alla visita guidata alla mostra Azzedine Alaïa, Cristóbal Balenciaga. Scultori della forma a cura di Olivier Saillard allestita all’interno del Museo del tessuto di Prato.
Crediti fotografici: Stefano Casati Photography

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